Il futuro della mobilità e dello spazio urbano a Catania vive oggi una profonda contraddizione, diviso tra due notizie che raccontano storie opposte: da un lato la promessa di una ciclovia innovativa che collegherà la città alla provincia, dall’altro la rinuncia a un enorme finanziamento che avrebbe dovuto ridisegnare i percorsi del centro cittadino.
La nota decisamente positiva, che permette di guardare al futuro con un pizzico di ottimismo in più, riguarda il progetto di riconversione della vecchia linea ferroviaria della Circumetnea in una pista ciclabile tra Catania e Misterbianco. Questa idea sposa in pieno i principi cardine delle metropoli moderne, unendo l’incremento della mobilità sostenibile al recupero degli spazi abbandonati.
Tutto ruota attorno a un finanziamento importante di 3,8 milioni di euro provenienti dai fondi europei FUA, destinati proprio allo sviluppo delle aree urbane funzionali. La svolta concreta è arrivata con la firma di una convenzione tra il Comune di Catania e l’Agenzia del Demanio, i cui tecnici sono attualmente al lavoro per definire gli ultimi dettagli del tracciato.
Il progetto vero e proprio dovrebbe essere presentato tra circa due mesi, con l’obiettivo ambizioso ma chiaro di inaugurare e rendere la pista completamente fruibile già nel 2027.
Immaginare quel vecchio corridoio di binari – che per decenni ha visto passare la storica “littorina” e che poi è rimasto vuoto a causa dell’interramento e realizzazione della metropolitana – trasformato in un percorso verde ciclo-pedonale rappresenta una grande scommessa.
Significa ricucire il tessuto urbano tra il centro catanese e Misterbianco, offrendo un’alternativa sicura a chi vuole spostarsi senza per forza imbottigliarsi nel traffico, e restituendo decoro a quartieri che per anni hanno convissuto con una barriera di ferro e cemento.
A fare da contraltare a questo scenario di riscatto vi è però una doccia fredda che lascia sgomenti. Attraverso un decreto dell’assessorato regionale alle infrastrutture e alla mobilità, pubblicato il 23 settembre e motivato da una nota del Sindaco del 27 luglio 2026, il Comune di Catania ha formalmente rinunciato a ben 8,2 milioni di euro di fondi europei destinati proprio alla rete ciclabile urbana.
Le motivazioni addotte dall’amministrazione, legate alla numerosa presenza di cantieri in città e al loro impatto sulla viabilità attuale, appaiono deboli.
La realizzazione di una rete ciclabile richiede infatti tempi per la progettazione esecutiva, l’appalto e l’esecuzione dei lavori che vanno ben oltre i disagi temporanei dei cantieri di oggi. Non può essere questa la ragione che condanna Catania all’obbligo del mezzo privato, in una realtà in cui gli automobilisti consumano circa 100 ore all’anno a causa della congestione stradale, e dove l’inquinamento atmosferico contribuisce a oltre un quarto delle emissioni climalteranti e determina oltre 250 morti premature all’anno.
Anche l’analisi dei costi e dei benefici solleva forti perplessità. Il progetto era il frutto di un concorso di progettazione bandito nel 2021 e di un percorso di confronto con associazioni e cittadini iniziato nel lontano 2019, sfociato infine in un piano definitivo commissionato dalla stessa amministrazione.
Dopo anni di lavoro, una gestione pubblica trasparente avrebbe il dovere di motivare i propri dubbi nel dettaglio e pubblicamente, anziché liquidare l’intera operazione con un semplice “non ci convinceva”.
È inoltre importante osservare che la rete ciclabile in questione è regolarmente prevista nel Piano Generale del Traffico Urbano del 2013, nel Piano Urbano della Mobilità Sostenibile della città metropolitana del 2022 e nel recentissimo Biciplan del 2024, di cui due approvati dall’attuale sindaco Enrico Trantino. Risulta quindi inconcepibile rinunciare a un’infrastruttura inclusa in tutti gli strumenti di pianificazione degli ultimi dieci anni.
Non è vero, infine, che una rinuncia del genere sia priva di conseguenze a lungo termine. Catania perde risorse economiche che difficilmente si ripresenteranno, in un contesto urbano che registra uno dei tassi di motorizzazione più alti d’Italia e in cui la quota di spostamenti a piedi e in bicicletta resta tra le più basse a livello nazionale.
La mobilità ciclistica non è un capriccio degli ambientalisti, ma una necessità per ridurre le emissioni, migliorare la sicurezza stradale, fluidificare il traffico automobilistico, rendere più vivibili i quartieri e favorire il turismo sostenibile.
Senza una rete continua, protetta e interconnessa, i pochi tratti ciclabili già realizzati rimarranno frammenti isolati, difficilmente utilizzabili e destinati a restare perennemente al centro delle polemiche.
